Cittadinanza onoraria

Palazzo delle Aquile

Per noi ragazzi “stranieri” oggi è stata una giornata speciale. Direttamente dalle mani del sindaco Leoluca Orlando abbiamo ricevuto la cittadinanza onoraria; insomma, siamo simbolicamente diventati cittadini palermitani. Speriamo un giorno di potere vedere avverato il nostro desiderio.

Alcune immagini dell’avvenimento

Lo sport nella nostra scuola. Perché il Taekwon-do

di Sabonim Carlos M.

Il Taekwon-do è un’arte marziale di difesa personale contro avversari in movimento, che utilizza come unici strumenti il corpo (le mani e i piedi nudi) e la velocità di movimento e di reazione.

Tali caratteristiche rendono il Taekwon-do ITF un’attività fisica che, attraverso il raggiungimento di movimenti muscolari precisi, potenti e veloci, favorisce l’attivazione di alcune competenze neuropsicologiche, influenzando lo sviluppo armonico di corpo e mente.

Dal punto di vista del corpo migliora la coordinazione motoria (occhio-braccio-gamba), la velocità e precisione dei movimenti; dal punto di vista della mente favorisce una migliore percezione corporea ed insegna a gestire la paura dell’altro (avversario) nel rispetto del proprio “spazio fisico”.

Il Taekwon-do favorisce lo sviluppo dell’attenzione ed insegna ad esprimere l’aggressività in maniera controllata (grinta) e finalizzata alla difesa.

Insegnando a regolare la forza e l’intensità dell’attacco incide sull’apprendimento dell’autoregolazione emotiva e sul controllo delle proprie reazioni rispetto all’altro (avversario). Ciò facendo aiuta l’allievo ad acquisire ed aumentare la fiducia nelle proprie capacità fisiche e mentali, nel rispetto delle regole date dall’Istruttore (Sabon Nim) all’interno del tappeto (Dojang): insegna l’autocontrollo, la disciplina e il rispetto dell’altro.

Il Taekwon-do ITF, in sintesi, nel rispetto dell’armonia tra corpo e mente, favorisce l’attivazione e lo sviluppo di alcune competenze neuropsicologiche: capacità di autocontrollo e gestione dell’aggressività, rispetto delle regole e dei turni, riconoscimento del limite, tensione verso il miglioramento personale, capacità attentive, programmazione e controllo motorio, armonizzazione e finalizzazione dello sforzo, modulazione della forza fisica e mentale, rispetto dell’altro.

L’insieme di queste competenze determinano nell’allievo un miglioramento dell’autostima e della fiducia nelle proprie potenzialità.

Dal diario di un’adolescente

di Margherita B., II E

Caro diario…
Il solo fatto che io stia scrivendo in un blocco di fogli dovrebbe dirti abbastanza sull’adolescenza. Gli adolescenti hanno bisogno sempre di qualcuno, di sfogarsi, di essere ascoltati e di essere di essere capiti, soprattutto. Anche se non è facile, o almeno per me, essere capita. Strani gli adolescenti, ma anche gli adulti: sono stati anche loro ragazzi eppure sembra che lo abbiano DEL TUTTO dimenticato.
Adolescenti che non si sanno spiegare.
Adulti che non saprebbero comunque capire.
Sbalzi d’umore improvvisi, momenti in cui ridi a crepapelle e altri in cui hai le lacrime agli occhi e cerchi di nasconderle: non solo perché non sapresti spiegare il motivo per cui stai piangendo, ma anche per il fatto che scomparirebbe quella maschera che ti sei creato attorno al viso col trucco per gli occhi, ma anche col trucco del sorriso, che spesso non è sincero. E forse è proprio questo che mi rende sia bambina che ragazza; momenti di totale spensieratezza, e momenti in cui vorresti scoppiare davanti a tutti. Tornando al discorso degli adulti, OVVIAMENTE loro direbbero che tutto quello che stiamo passando sono stupidaggini: il video-game non funziona più, la barbie ha perso una gamba ecc. Ma non hanno tutti i torti, alla fine è vero che dovremmo essere spensierati e in un certo senso lo siamo. Ma sai, gli adolescenti si fanno complessi per tutto, e tutto ha più o meno la stessa radice: l’autostima. Non ci piaciamo, facciamo di tutto per nasconderci e cercare di apparire “carini”. Che sia col trucco, o con le felpe e i pantaloni larghi che magari riescono a nascondere quelle rotondezze che volentieri taglieresti con le forbici che si trovano nel tuo portacolori insieme a tutti quei pennarelli colorati che incorniciano ciò che rimane (anzi, ciò che appartiene ancora) alla tua infanzia. Noi adolescenti tendiamo spesso a circondarci da falsi amici per riempire quel senso di vuoto che abbiamo e che non riusciamo a toglierci. Tendiamo anche a fare battute alquanto stupide per non sembrare asociali o semplicemente per non mostrare ciò che realmente siamo: timidi, insicuri, con la continua paura di sbagliare e di apparire stupidi, perché la gente si sofferma su ciò che sembri, e non su ciò che realmente sei. Alla fine della giornata, la sera, quando stiamo a letto e non riusciamo a dormire per tutti i complessi e i film mentali che ci facciamo, tutte le mancanze si fanno sentire: chi non si addormenta con la voglia di abbracciare qualcuno che non sia un peluche? E allora mettiamo quelle cuffie, e più alziamo il volume della musica, più abbassiamo quello del mondo che ci circonda, che siamo stanchi di affrontare ogni giorno. E forse è vero che sono proprio questi gli anni migliori, ma io ancora qualcosa di buono non l’ho trovata.
Caro diario, quando puoi, abbracciami, perché in mezzo a tutta questa gente mi sento terribilmente SOLA.
Margherita.

Diario di una migrante

10 ottobre 2013
Del fatto che sia il 10 ottobre non ne sono molto sicura. La gente attorno a me non fa che gridare questa data, chissà perché… Forse sperano che questa sia la data decisiva, la data che segnerà il loro destino: la data che rappresenterà l’inizio di una nuova vita. Io ho perso la cognizione del tempo, mi sembrano millenni quelli passati su questo barcone, lontano dalla mia casa, da mio padre e da mio fratello rimasti sulla mia terra a combattere. Ho fame. Quei due che guidano il barcone ogni tanto ci buttano qualche pezzo di pane e un po’ di patate, e ci lasciano azzannare come animali. Io ormai ci ho rinunciato, penso che manchi poco allo sbarco. Che bello, ancora non riesco a crederci: una nuova casa, degli amici, UNA SCUOLA… Mi piacerebbe che anche papà e mio fratello si godessero tutto questo. Anche se io parlo come se tutto questo fosse già iniziato. Chi lo sa, forse affonderemo. Ma non voglio essere pessimista, perché non ho fatto altro per tutta la mia vita (se vita si poteva definire). Ora smetto di scrivere, forse a mamma si sono rotte le acque.
11 ottobre 2013
Tengo la mia sorellina stretta perché la mamma non ha forze. Il barcone si va sempre più inclinando. C’è tanta acqua attorno a me. Come può della semplice acqua distruggere i sogni di una dodicenne? Forse non ho torto quando dico che essere pessimisti è la miglior cosa; prepararsi al peggio, intendo, così si evitano mille delusioni. Sento che sto per morire ma ormai non m’importa più… Spero solo che mia sorella riesca a realizzare quello che era il mio sogno, e quello di altre 247 persone.

Margherita B., II E