E’ ancora possibile educare?

Oggi 14 marzo ho assistito ad un incontro veramente interessante su un argomento molto attuale che interessa i ns genitori, i ns insegnanti ma soprattutto noi giovani che rappresentiamo il futuro, cioè “ E’ ancora possibile educare?”

Ha introdotto l’argomento la nostra Preside Dott.ssa Filippone puntando l’attenzione su quattro nodi fondamentali, individuati dal filosofo Kant:

1 – Disciplina

2 – Morale

3 – Cultura

4 – Educazione

Ha preso poi la parola il Prof. Savagnone che ha detto innanzitutto che per educare bisogna guardarsi dritto negli occhi e non come ai giorni nostri in cui si comunica attraverso facebook o tramite SMS telefonici. Oggi l’errore principale che commettono i genitori è quello di non ascoltare i propri figli, perché magari non c’è tempo e si cerca di compensare questa mancanza concedendo loro di fare ciò che vogliono. Il Prof. Savagnone dice inoltre che i conflitti tra gli adulti e gli adolescenti sono importanti perché aiutano a conoscersi.

Educare oggi è un’impresa ardua perché gli stessi adulti sono in crisi e trasmettono questa loro incertezza esistenziale ai figli. Educare deriva dal latino educere e significa “tirare fuori” cioè sollecitare gli interessi e la motivazione di un’adolescente (dopo queste parole del Prof. Savagnone la nostra prof. Chinnici mi ha guardato facendomi un sorriso che lasciava intendere…).

Il fallimento educativo inizia quando l’educatore non riesce ad essere se stesso fino in fondo, ad accettarsi e ad amarsi per quello che è.

La scuola deve servire a far emergere ogni singolo individuo ed è inutile sommergere i ragazzi di compiti, perché i libri devono essere come finestre aperte sul mondo esterno e non soltanto quadri da contemplare.

Nella società attuale purtroppo la figura dei genitori e soprattutto quella del padre si è molto ridimensionata, non c’è più gratitudine verso i genitori e spesso si crea una fittizia amicizia tra genitori e figli.

E’ necessario ricordare che di amici se ne possono avere tanti, ma di genitori no. Come diceva il filosofo Aristotele, le virtù non si possono insegnare, ma si può educare ad esse con la testimonianza di chi le vive. Gli educatori devono aiutare i figli e gli alunni ad avere innanzitutto cura di se stessi, a imparare ad accettarsi e a trovare il tempo per se stessi, per fermarsi a riflettere. Poi bisogna educare all’essere con gli altri, a vivere belle e significative relazioni con gli altri, le cui scelte influenzano sempre e comunque le nostre. Ecco perché non ha senso dire, come spesso facciamo, “fatti i fatti tuoi che io mi faccio i miei”.

Infine bisogna educare all’essere PER, ad avere dei fini, degli obiettivi per cui vale la pena vivere.

Per concludere il Prof. Savagnone ha affermato che il compito dell’educatore è trasformare la cultura in vita!

A questo punto ha preso la parola la Prof. Chinnici che ha ringraziato Giuseppe Savagnone per aver toccato i tasti giusti, affermando che porterà con sé l’immagine dei libri come finestre aperte sul mondo. E’ seguito un bel dibattito, ricco di testimonianze e interventi personali di insegnanti e genitori. Ero l’unica alunna, ma è stato anche per me un momento importante.

di Giulia L.

A spasso per Palermo araba

di Adriana B.

Oggi 12 Febbraio 2014 l’intera classe ha partecipato a una visita guidata. L’itinerario prevedeva la visita ai monumenti ARABO-NORMANNI di Palermo. La prima tappa è stata la visita alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o San Nicolò dei Greci, detta Martorana: la splendida chiesa è anche legata a un episodio accaduto nel 1308, quando le suore del monastero decisero di preparare in occasione della visita di Papa V dei dolcetti di pasta di mandorle del tutto simili alla forma della frutta (la celebre “frutta di martorana”) e li appesero ad alberelli finti. Quando siamo arrivati la messa era già cominciata, ma lo stesso abbiamo potuto notare le diversità con il rito liturgico della nostra religione. La cosa che più mi ha colpito è che il sacerdote prega con il viso rivolto verso Gesù dando le spalle ai fedeli. Nelle volte e nel soffitto della chiesa sono raffigurati tutti i Santi. Finita la messa siamo andati in Piazza Pretoria soprannominata dai palermitani Piazza della Vergogna per la municipalità corrotta e per la nudità delle statue. Nella Piazza ha sede il Palazzo Pretorio (Palazzo del Comune) e la Chiesa di Santa Caterina. Poi abbiamo visitato Palazzo dei Normanni (Palazzo Reale) al cui interno si trova la Cappella Palatina dedicata ai Santi Pietro e Paolo fatta costruire da Ruggero II d’Altavilla. La chiesa ha tre navate in granito e marmo cipollino. La cupola è interamente decorata con mosaici bizantini in cui sono raffigurati Cristo Pantocratore e scene bibliche varie. Abbiamo proseguito la visita dirigendoci verso la Cattedrale, splendido esempio di come diversi stili architettonici possono vivere in armonia. All’interno ci sono numerose statue che all’inizio erano poste sull’altare ma in seguito sono state collocate lateralmente. All’interno è custodita la salma del Beato Giuseppe Puglisi Martire (il sacerdote ucciso dai boss mafiosi nel settembre 1993 a Brancaccio), nonché dell’imperatore Federico II, lo “Stupor Mundi” e di altri sovrani svevi. Inoltre si può ammirare l’urna d’argento che contiene le spoglie di Santa Rosalia, opera seicentesca di Matteo Lo Casto e Francesco Ruvolo. Questa esperienza mi è piaciuta moltissimo e spero di ripeterla insieme ai compagni e ai professori.